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Siemens Energy e Bellona: la sostenibilità è possibile

Lo studio realizzato con NGO Bellona dimostra come sia possibile subito ridurre le emissioni di CO2 adottando misure concrete tra i vari collegamenti marini Un tempo poteva essere considerata un’utopia. Un obiettivo da raggiungere attraverso

Lo studio realizzato con NGO Bellona dimostra come sia possibile subito ridurre le emissioni di CO2 adottando misure concrete tra i vari collegamenti marini

Un tempo poteva essere considerata un’utopia. Un obiettivo da raggiungere attraverso un programma di sviluppo longevo e coraggioso. Eppure ci si dimentica della presenza di strumenti che possono davvero cambiare il mondo. Un esempio lo offre la ricerca realizzata da Siemens Energy con il supporto della NGO Bellona Foundation, dal titolo “Decarbonizing maritime transport. A study on the electrification of the European ferry fleet”. Uno studio che cerca di fare luce sui problemi che riguardano il trasporto marittimo in Europa, con un occhio focalizzato sulla questione legata all’ambiente. Basti pensare che solo quattro Paesi – Italia, Grecia, Germania e Regno Unito – sono tra quelli che incidono di più con il 35% delle emissioni di CO2 rispetto a tutti i traghetti europei. Se si cominciasse a utilizzare gli strumenti già presenti sul mercato – alimentazione da terra, ibridazione e sistemi elettrici – probabilmente si andrebbe a ridurre la produzione di 800mila tonnellate di CO2 all’anno. Un risparmio del 90% sia del consumo di carburante sia delle emissioni.

Il caso italiano
L’Italia per sua stessa natura ha necessità di alcuni collegamenti marittimi con la terraferma. Con i suoi 7.600 km di costa e le innumerevoli isole in cerca di un approdo nella Penisola, il nostro Paese è nei primi posti per quanto riguarda il numero di flotte, seconda sola alla Norvegia. I traghetti sono essenziali per mettere in relazione isole come la Sicilia e la Sardegna e i punti geograficamente più vicini. Ma il problema si pone quando si considera l’efficienza di queste imbarcazioni. Di queste 107 navi, buona parte hanno più di 25 anni e sono di piccole dimensioni, con le emissioni che si aggirano attorno 29% del CO2 durante il viaggio, e il restante 28% in porto. Il dato aumenta con quelli più grandi (15 traghetti secondo la ricerca), incidendo per il 43% delle emissioni nel corso del tragitto. Il collegamento tra Calabria e Sicilia risulta essere quello a più alta frequenza, mentre quelle a più alta intensità di emissioni riguardano le barche che si dirigono verso la Sardegna, e la tratta Napoli-Palermo. Secondo le stime di questo studio l’inquinamento raggiunge le 697.000 tonnellate di CO2, ma possono essere in qualche modo ridotte del 47,7% (ovvero di 330.000 tonnellate).


Le soluzioni
Il come lo offre direttamente questa ricerca, sostenendo che si possono creare dei traghetti a basse o zero emissioni semplicemente convertendoli dal sistemata combustione a quelle elettriche o ibride. Siemens Energy da questo punto di vista sta giù collaborando con alcune aziende di navigazione per trovare soluzioni di propulsione ecologiche ed economicamente efficienti in modo da provare a diminuire l’inquinamento di almeno il 50%. Il fatto ancor più positivo è che l’l’81% delle 91.000 navi sono di piccole dimensioni. Un motivo in più per intervenire adottando dei sistemi di ultima generazione già funzionanti, con un notevole risparmio per gli organizzatori e per i clienti.
«Lo studio realizzato con Bellona – afferma Paolo Menotti, VP di Siemens Energy SW Europe, – conferma l’enorme potenziale dei traghetti ecologici. Oltre a contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo sul Clima di Parigi, la riduzione delle emissioni migliora la qualità dell’aria, un aspetto importante per tutta la società. L’aggiornamento dei traghetti può essere effettuato durante la manutenzione, mentre le nuove imbarcazioni possono essere lanciate con soluzioni di elettrificazione e ibride integrate. Le diverse soluzioni tecnologiche consentono al settore di passare in modo flessibile a un modello operativo sostenibile in base all’età della flotta».

Riccardo Lo Re