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Scienza, la reintroduzione della Patella ferruginea parte da Tavolara

Il padre e la madre delle larve dell’invertebrato ottenute in laboratorio provengono dai mari dell’Area marina gallurese

Patella ferruginea tavolara

L’Area marina protetta di Tavolara è protagonista anche in laboratorio. E questo grazie al progetto comunitario Relife, che ha come obiettivo la reintroduzione e il ripopolamento della Patella ferruginea, una delle più grandi patelle esistenti, endemica del Mediterraneo, un tempo parecchio diffusa e oggi considerato l’invertebrato marino a maggiore rischio di estinzione in tutto il bacino. Ebbene, il padre e la madre delle prime larve di Patella ferruginea, ottenute nel laboratorio di Cnr-Ibf a Camogli, provengono direttamente dall’Area marina protetta di Tavolara.

La soddisfazione

Un risultato che non può soddisfare enormemente i dirigenti e i ricercatori dell’Area marina gallurese, che comprende isole e tratti di costa dei Comuni di Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro. «Il risultato è straordinario e siamo veramente orgogliosi che i genitori di questo successo provengano dall’Amp di Tavolara Punta Coda Cavallo, un territorio ricco di biodiversità capace di conservare specie marine altrove in via di estinzione – commentano dall’Area marina -. Il grande successo sta nell’essere riusciti a indurre, in modo naturale, l’emissione dei gameti da esemplari maschili e femminili di questa specie.

Questi gameti in natura sono rilasciati direttamente nell’acqua, come accade per la maggior parte degli invertebrati marini, dove avviene la fecondazione, che porta alla formazione di una larva. Questa passa attraverso differenti stadi fino a raggiungere la condizione in cui si posa sul substrato e si trasforma, o meglio metamorfosa, in quella che è la forma detta di giovanile, ovvero di un minuscolo individuo con le fattezze però dell’adulto».

La reintroduzione

Il percorso scientifico è stato attraversato da ripetuti tentativi effettuati negli scorsi anni, che avevano consentito di acquisire basilari conoscenze sulla biologia riproduttiva della specie, le cui uniche seppur cospicue informazioni provenivano da aree molto distanti dal Mar Ligure, ovvero dal Mare di Alboran, tra la costa meridionale della Spagna e la costa del Nord Africa occidentale, e soprattutto dalle piccole e poco note Isole Chafarinas, isole spagnole a nord del Marocco, dove sono ancora presenti popolazioni costituite da un numero elevatissimo di esemplari. «Il grande traguardo raggiunto non riguarda solo l’emissione dei gameti ma l’avere anche seguito e documentato le varie fasi larvali, alcune centinaia di migliaia di individui, fino al momento dell’insediamento – proseguono dall’Amp di Tavolara -. Ora attenderemo alcuni mesi nella speranza che in buona misura sopravvivano alle prime più delicate settimane di vita. L’obiettivo finale è la reintroduzione degli esemplari riprodotti nelle aree marine protette coinvolte nel progetto. La conservazione della Patella ferruginea è molto importante per il mantenimento della biodiversità e dell’equilibrio degli ecosistemi marini».

Dario Budroni

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