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Sardegna, il registro dei piatti tipici tradizionali

La cucina locale è al centro di un progetto di legge in Regione per promuovere le origini e la storia di questi prodotti in Italia e nel mondo

piatti tipici tradizionali Sardegna

Lo scorso agosto il gruppo dei Riformatori sardi ha presentato una proposta di legge dal titolo Istituzione del registro dei piatti tipici tradizionali dei comuni della Sardegna. Un piccolo passo per valorizzare la cultura regionale tramite i prodotti tipici che sono uno dei tanti impulsi per il turismo e per l’intera economia. A firmarla è stata all’inizio Sara Canu, il capogruppo di questa lista, ma in poco tempo ha ricevuto il sostegno di tutti i partiti che partecipano alla vita pubblica sull’isola. I colori politici in questo caso si assottigliano quando si tratta di portare avanti un obiettivo che riguarda l’intera collettività. Per questo il testo, formato da 8 articoli, ha ricevuto il consenso sia della maggioranza che dell’opposizione, prevedendo un fondo di 1 milione di euro all’anno fino al 2023. I soldi saranno usati in ambito promozionale, tramite un piano di marketing efficace, senza dimenticarsi di una vigilanza costante a tutela dei marchi che entreranno in questo registro.

Sardegna, un brand certificato

Il registro dei piatti tipici tradizionali ha dunque l’obiettivo di istituire un brand unico e riconoscibile al grande pubblico, ricevendo il supporto dell’assessore regionale del Turismo Gianni Chessa, che valuta la possibilità di realizzare delle regole ben precise nel settore enogastronomico, in forte crescita tanto da essere una delle colonne portanti di questa regione. Lo scopo, oltre al discorso puramente normativo, è di dare un segnale forte in termini di immagine a questi prodotti, che con la loro storia hanno permesso alla Sardegna di sviluppare un’identità di successo, diventando una delle mete più popolari sul Mediterraneo.

L’ambiente da solo riesce a catalizzare l’attenzione del turista in cerca di posti pacifici e riservati, ma i servizi offerti sono l’altro aspetto che lo spinge a volare verso la Sardegna, dall’hotellerie, la ristorazione, all’artigianato. La prossima tappa è trasformare un sentimento comune a tutti i sardi in un’occasione di crescita economica. Il registro dei piatti tipici tradizionali, sotto questo aspetto, può diventare uno strumento di rilancio della cucina tradizionale di questa regione, puntando verso un riconoscimento sostanziale del suo straordinario valore.

A che punto è il progetto

Il disegno di legge non è stato ancora promulgato, ma 66 ricette selezionate da alcuni comuni della Sardegna sono un segnale evidente del consenso da parte delle istituzioni locali, marcando il successo ottenuto da questa proposta ancora in fase embrionale. «Sono arrivate tante testimonianze da parte dei sindaci, –  afferma all’ANSA il consigliere regionale Michele Cossa – significative della necessità che i territori hanno di esprimere la propria specialità, anche culinaria».

Si sta scoprendo, inoltre, che con questo programma stanno riemergendo dei frammenti di cultura che sono stati protetti fino ad oggi dai residenti isolani. Portate che con le loro sfumature di sapori (dalla fregola alle vongole alla sa casteddaia, dalla  pecora in umido di Piscinas al Ziminu de La Maddalena) mostrano tutta la loro qualità una volta serviti a tavola.

«Il lavoro di raccolta di queste specialità – spiega Sara Canu dei Riformatori – testimonia la varietà della gastronomia sarda, espressione autentica delle eccellenze regionali e di un passato che rivive proprio attraverso la tradizione culinaria tramandata per secoli di famiglia in famiglia, di comunità in comunità».

Riccardo Lo Re

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