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Renzo Persico: «La Costa Smeralda potrebbe diventare uno stakeholder per la Sardegna»

Il ruolo strategico della Costa Smeralda nel panorama dell’offerta turistica dell’Isola nel mercato internazionale. Ne parla il Presidente del Consorzio, avvocato Persico La Costa Smeralda costituisce l’esempio più elevato ed integrato di destinazione turistica di qualità

Il ruolo strategico della Costa Smeralda nel panorama dell’offerta turistica dell’Isola nel mercato internazionale. Ne parla il Presidente del Consorzio, avvocato Persico

La Costa Smeralda costituisce l’esempio più elevato ed integrato di destinazione turistica di qualità del Mediterraneo.

La visione progettuale di un modello di sviluppo locale che integri la qualità nella realizzazione immobiliare, nella gestione degli spazi verdi, nel mantenimento dell’ecosistema naturale, nella sicurezza degli ospiti anche sotto il profilo delle cure mediche, nella cura di ogni particolare per il benessere costante del beneficiario, ha permesso alla Costa Smeralda di affermarsi come la destinazione da cui prendere spunti per elaborare politiche di insediamento turistico compatibili con il territorio, diventandone l’alfiere per l’intero Mediterraneo.

Non è un caso che altre celebri destinazioni mediterranee, di cui ne cito solo alcune da St. Tropez a Capri, da Santorini a Bastia, da Ibiza a Taormina, ma anche altri insediamenti turistici orientali particolarmente attenti allo sviluppo sostenibile, abbiano preso spunto dai lusinghieri risultati conseguiti dalla Costa Smeralda per orientare le loro politiche di sviluppo sostenibile grazie ad un turismo di alta qualità e di elevata professionalità.

Puntare sulla qualità ha sempre pagato e continua a pagare; bisogna però evitare gelosie e avere il coraggio di aprirsi al confronto con altri competitori che possono diventare cooperatori per fare del nostro Mediterraneo la destinazione di eccellenza del turismo internazionale.

La varietà dell’offerta delle regioni che si affacciano su questo mare, le tradizioni plurimillenarie sia in termini di cultura materiale che immateriale, la naturale apertura ad incontrare il visitatore sono gli elementi distintivi di una virtuosa sinergia fra più comparti economici che permette di far crescere l’occupazione diretta e indiretta, contribuendo all’accelerazione del moltiplicatore keynesiano del reddito locale e favorendo l’economia circolare.

Ma ogni comparto economico ha bisogno di ricerca, di sperimentazione e di formazione adeguata, ai diversi livelli, per potersi affermare. E il turismo non fa certamente eccezione.

Un compito centrale in questo ambito è affidato alle Università territoriali, che dovrebbero costantemente monitorare gli andamenti (non solo quantitativi o limitati alle provenienze o alla stagionalità), ma investigare sulle motivazioni e sulle aspettative del potenziale visitatore, sulla percezione della destinazione, sulla concorrenza internazionale, sul rapporto qualità/prezzo, sulla accessibilità al prodotto/servizio, sulla certezza della perfetta rispondenza fra servizio promosso, servizio offerto e servizio fruito, proteggendo il consumatore.

Dovrebbero essere le strutture complesse ed all’avanguardia come la Costa Smeralda, in collaborazione con Università e Centri internazionali di ricerca, a promuovere quel “tripode dello sviluppo”, come definito dalla Commissione Europa, che vede gli Enti locali, la società civile e imprenditoriale e, appunto, le Università cooperare strenuamente insieme per creare quell’”unicum” territoriale che viene descritto come un imperativo strategico dal marketing.

L’esempio della Costa Smeralda è sotto gli occhi di tutti e da oltre 60 anni segna la divisione fra qualità del turismo e offerta turistica di massa. Per raggiungere obiettivi come quelli che ci siano dati fin dall’inizio, necessitano competenze di primissimo livello. Quanti operatori del turismo possiedono una vera competenza in materia?

Al di là dei dati positivi che vengono presentati in mille conferenze stampa e in altrettanti convegni dai nomi accattivanti, il turismo è un settore ingiustamente valutato “minore” in materia di ricerca e di insegnamento nelle Università italiane, nonostante rappresenti la prima industria economica del Paese.

Da questa “secondarietà” tutta italiana discende l’esigua produzione scientifica sulle mille sfaccettature di questo comparto di servizi che spazia dall’organizzazione dell’offerta all’integrazione fra patrimonio culturale materiale ed immateriale, natura, accoglienza, ricettività, ristorazione, svago, esperienza, relazione fra residente e visitatore e così via.

Molti – anche fra gli addetti ai lavori – si meravigliano di questo e si arrovellano in cerca di soluzioni adeguate. Nelle more che la loro ricerca giunga ad una conclusione, non possiamo non ricordare che le Università di Tokyo, Sydney e Shanghai hanno creato un unico centro di ricerca per il turismo ed assegnato alla sola attività di monitoraggio costante e di previsione delle evoluzioni delle aspettative del visitatore ben 500 ricercatori. Se paragoniamo questo “investimento in conoscenza” a quelli effettuati in Europa – prima destinazione turistica al mondo – o dell’Italia – che fatica per rimanere vicina al podio delle destinazioni turistiche più visitate al mondo, nonostante la presenza del maggior numero di siti inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO – l’equazione è chiara ed evidente.

Chi ha capito questo stato dell’arte ed è stato nella condizione di porvi almeno parzialmente rimedio, ha preferito relegare in ultima fila la parte umanistica e avvicinarsi ai trasporti ed alla geografia, settori essenziali per il movimento dei visitatori e per la conoscenza del territorio, tralasciando le piccole imprese, che – ricordiamolo – sono la quasi totalità delle imprese europee (99,2 per cento, secondo uno studio della Commissione Europea affidato all’IFGH, l’Istituto austriaco delle piccole imprese, contro lo 0,6 per cento delle medie e lo 0,2 per cento delle grandi imprese, e che impiegano oltre il 55 per cento dei lavoratori in Europa) e che costituiscono il vero tessuto connettivo economico locale.

Partiamo da questo: il turismo cosiddetto “esperienziale”, la cui affermazione, dopo lunghi, troppi mesi di pandemia, sta diventando una richiesta sempre più elevata da parte del potenziale visitatore, ricerca nuovi stimoli, nuove occasioni per interagire con il residente, con l’obiettivo di conoscerne la cultura materiale e quella immateriale, archeologia, natura e tradizioni, ma anche prodotti tipici, preparazioni centenarie affidate alla tradizione orale. Questa strategia illuminata ed attuale è stata annunciata recentemente dall’Assessorato al Turismo della Regione Sardegna che ne ha ben inteso le potenzialità.

Questo patrimonio corre il rischio concreto di estinguersi per la mancanza di nonne e mamme che vogliano trasmettere il loro sapere ai molti che lo chiedono, creando una motivazione in più per la scelta di una destinazione, rivitalizzando al tempo stesso l’agricoltura, la pastorizia, la trasformazione dei prodotti secondo le regole ed i segreti tramandati oralmente da madre in figlia. Per migliorare costantemente l’offerta di servizi turistici, serve un Centro di eccellenza in materia di turismo e di hotellerie che formi e aggiorni i professionisti del settore che debbono possedere una visione strategica ed al tempo stesso una concretezza pragmatica nel quotidiano operare, che sappiano anteporre l’interesse di un comprensorio, di una singola destinazione ai piccoli centri, che accettino volontariamente un protocollo di produzione per ciascun servizio che non sia limitato solo alla misurazione dello spazio in metri quadrati di una camera o alla presenza della tv o del frigobar, ma anche alla competenza di tutti gli operatori, proprietario incluso raggiungendo l’obiettivo di una visione sistematica. Voglio ricordare come nel mondo esistono scuole alberghiere di livello universitario che costituiscono da anni il modello vincente per operatori attenti; se affianchiamo a queste fucine di conoscenza il nostro saper fare, saremo imbattibili!

La Costa Smeralda è impegnata da anni in un processo di condivisione del proprio know-how con gli altri stakeholder del Mediterraneo, realizzando partenariati di sviluppo locale che permettano l’ampliamento della stagionalità delle località balneari integrando l’offerta tipicamente estiva con

quella legata all’enorme patrimonio culturale che lo spazio euro-mediterraneo possiede: abbiamo tutte le possibilità e tutte le potenzialità di fare del turismo il volano per lo sviluppo locale, ma serve una vera politica del turismo che indichi priorità condivise.

La riscoperta e la valorizzazione dei saperi e dei sapori di un comprensorio, la loro varietà, oggi ancora poco conosciuta, lo scambio di conoscenze fra regioni e Paesi diversi che possiedono tracce comuni nella storia e nella cultura millenaria di questo Mare nostrum sono obiettivi da perseguire strenuamente e quotidianamente per rafforzare l’attrattività dell’offerta che deve diventare sempre più integrata fra coste ed entroterra, fra visitatore e residente.

Ancora una volta, la Costa Smeralda si colloca nel gruppo dei protagonisti assoluti del turismo del Mediterraneo grazie alle sue unicità, perché “La Sardegna è la Sardegna!”.

Arianna Pinton