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Rafael Sardà: ecco perché la pesca sostenibile è il futuro

Il tema della pesca industriale e del suo enorme impatto sull’ecosistema è un argomento centrale nel dibattito pubblico odierno. Per capirne bene le ricadute, Rafael Sardà, membro del Comitato Scientifico di One Ocean Foundation e

Il tema della pesca industriale e del suo enorme impatto sull’ecosistema è un argomento centrale nel dibattito pubblico odierno. Per capirne bene le ricadute, Rafael Sardà, membro del Comitato Scientifico di One Ocean Foundation e ricercatore senior presso il Consiglio Superiore delle Ricerche spagnolo con una forte passione per la biologia marina, cerca di fare chiarezza su alcuni punti particolarmente critici di questa industria e sul significato di pesca sostenibile.

Diversi ed eterogenei – spiega Sardà – sono gli elementi che contribuiscono a far emergere la problematica. Innanzitutto, la limitata vigilanza da parte della comunità internazionale e degli organi di competenza sui comportamenti e azioni che avvengono in mare e, in particolare, sulle attività commerciali clandestine. Inoltre, il basso livello di attenzione e consapevolezza generale riguardo alla sostenibilità della pesca industriale.

Il settore della pesca, infatti, è altamente inquinante, ma si tende a trascurarne le criticità fintanto che queste non impattano concretamente e direttamente sulle attività quotidiane. Momento in cui, come società civile, iniziamo a preoccuparci.

Un ulteriore problema è la perdita di biodiversità che le attività di pesca profonda possono causare, se non adeguatamente regolamentate. Gli attuali volumi della pesca possono infatti essere particolarmente dannosi per gli ecosistemi marini ed i loro abitanti, alla luce dei modelli di sfruttamento sistematici pensati per far fronte al gap tra la grande richiesta di pesce dovuta al consumo di massa, e la quantità disponibile in natura.

Un’eventuale soluzione, per quanto parziale, che può soddisfare la domanda di prodotti marini senza aumentare la pressione sui pesci potrebbe essere un incremento delle attività di acquacoltura, che devono però devono essere chiamate a rispettare le buone pratiche ed evitare di contribuire al deterioramento degli habitat marini.

Per rendere l’industria più sostenibile e meno impattante – sottolinea Sardà – è necessario implementare metodi efficaci per una concreta tracciabilità delle attività di pesca, così da garantire un più attento rispetto delle regole e maggiore responsabilità per, di conseguenza, ridurre lo sfruttamento degli ecosistemi marini.

Alcuni risultati si sono già intravisti negli ultimi anni grazie ai progetti e alle attività di sensibilizzazione volti proprio ad aumentare la consapevolezza del grande pubblico sul tema, con l’obiettivo di rendere sia i privati che i grandi gruppi di pesca industriale più attenti e di modificarne i comportamenti.

Rafael Sardà e One Ocean Foundation, attraverso le varie iniziative per la collettività, analizzano la relazione fra i diversi ambiti di business e la salute degli oceani, spronano istituzioni ed imprese ad una ricerca efficiente di soluzioni innovative per la protezione delle acque. Promuovere una blue economy sostenibile, infatti, è fondamentale per salvaguardare gli ecosistemi marini e garantirne la biodiversità.