Home / Notizie  / Consorzio CS/News  / Perché si chiama Costa Smeralda

Perché si chiama Costa Smeralda

Le ipotesi sono diverse, ma la più accreditata è quella legata alla storia dell’industriale Kerry Mentasti e di sua figlia di nome Esmeralda In effetti calza a pennello: smeralda come il suo mare. Ma le cose

Le ipotesi sono diverse, ma la più accreditata è quella legata alla storia dell’industriale Kerry Mentasti e di sua figlia di nome Esmeralda

In effetti calza a pennello: smeralda come il suo mare. Ma le cose potrebbero essere andate diversamente. Sull’origine del nome Costa Smeralda, che risale ai primissimi anni Sessanta, esistono infatti diverse ipotesi. E la più accreditata è quella che riguarda una ragazza che, di nome, faceva proprio Esmeralda.

Perché Costa Smeralda

La bellezza solitaria e selvaggia della Gallura stregò alcuni industriali già negli anni Cinquanta. Come, per esempio, il milanese Giuseppe Mentasti, noto Kerry, allora proprietario dell’acqua San Pellegrino, che nel 1954 acquistò l’isola deserta di Mortorio. Più tardi lo stesso Mentasti partecipò anche alla creazione del progetto Costa Smeralda, capitanato dal principe Karim Aga Khan. E sarebbe stato quindi lui, Mentasti, con qualche consiglio dell’architetto Luigi Vietti, l’ideatore del nome della futura destinazione turistica, visto che aveva una figlia che si chiamava proprio Esmeralda. «Quando si aprì la discussione su come chiamare la costa su cui l’Aga Khan e i suoi soci volevano fare gli investimenti, mio padre propose a Vietti di chiamarla come me: Costa Esmeralda. Vietti ci pensò per un po’. Poi disse a mio padre che Esmeralda non suonava bene, che aveva qualcosa di spagnoleggiante. Alla fine decise di togliere la “e” iniziale e così divenne Costa Smeralda» aveva raccontato Esmeralda Mentasti, scomparsa nel 2016, come si legge tra le pagine del libro La Principessa, la vera storia della nascita della Costa Smeralda del giornalista gallurese Guido Piga. Esistono comunque anche altre ipotesi sull’origine del nome della destinazione, stavolta però esclusivamente legate al colore dell’acqua che, effettivamente, è a tratti smeraldo.

La difesa del nome e del marchio

La nascita ufficiale del nome e del logo Costa Smeralda risale al 10 giugno 1963, quando avvenne la registrazione all’Ufficio centrale brevetti. In tanti, comunque, credono che Costa Smeralda sia un toponimo. Ma non è così. Non è un nome che definisce una area geografica ma è un marchio registrato di proprietà della Servizi consortili, che è il braccio operativo del Consorzio Costa Smeralda, a sua volta fondato il 14 marzo 1962. Come Costa Smeralda si intende infatti l’insieme di specifiche aree territoriali e di proprietà immobiliari presenti nell’elenco degli associati al Consorzio Costa Smeralda, che ha sede nel cuore di Porto Cervo. Un concetto che, purtroppo, ancora oggi viene spesso ignorato, considerato che sono diverse le realtà che operano in altre località costiere della Gallura a utilizzare indebitamente il nome Costa Smeralda. Per questo motivo il Consorzio difende e tutela, anche dal punto di vista legate e nell’interesse di tutti i consorziati, quello che rappresenta esclusivamente un suo bene capitale.

Il logo Costa Smeralda

E se per l’origine del nome Costa Smeralda esistono più ipotesi, non si può dire il contrario sull’origine e sul significato del logo. Per esempio, si dice che possa trattarsi della libera interpretazione di una bussola nautica. Oppure che rappresenti il taglio di un diamante stilizzato. Il font utilizzato nella versione registrata è comunque il Century Gothic. Qualche anno dopo un’agenzia londinese rivisitò il logo e nel 1970 l’Aga Khan incaricò il designer americano John Lees di occuparsi di tutte le attività di branding e design del suo gruppo. Lees creò quindi le versioni solid e outline del logo utilizzando il carattere Vendome per il nome usato anche sulle iconiche pietre che segnano l’ingresso in Costa Smeralda. Oggi viene utilizzato un font Sweet Gothic personalizzato che, insieme al restyling del logo effettuato dall’agenzia di comunicazione milanese Auge, risulta perfetto per tutte le nuove applicazioni richieste dalle piattaforme digitali, editoriali e territoriali.

Dario Budroni