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L’apostolo di pietra, il nuovo libro di Salvatore Niffoi

Il romanzo è una Barbagia che si svela tra bassezze e risvolti poetici della natura umana

Salvatore Niffoi, lo scrittore sardo dalla fama internazionale, con L’apostolo di pietra, titolo del nuovo libro, dà un’altra prova della sua intensissima capacità di raccontare e approda in libreria dal 14 settembre.

Edito da Giunti per la Collana Scrittori, nelle 252 pagine il libro accende il surreale di una notte di San Lorenzo a Oropische, sostituzione del nome di Orani, paese dello scrittore, dove gli abitanti fanno tutti lo stesso sogno: un apostolo di pietra che scende in terra da una scala di cristallo e si posa nel piazzale della chiesa. Una volta svegli, accorrono in processione scoprendo che, non lontano dal sagrato, vicino alla fontana di Su Semene, la statua del santo c’è davvero. Il romanzo è una Barbagia che si svela tra bassezze e risvolti poetici della natura umana, tra luoghi comuni serviti da peripezie linguistiche è una pioggia di suggestioni che arriva in fondo, precisa e inarrestabile, su una storia di visioni collettive e devozione religiosa.

Spaccato di realtà o finzione non sembra importare, il libro incalza in citazioni in un’architettura monumentale di personaggi ed episodi.

«Tempo bizzarro e gente ventulera. Ne aveva quasi le tasche piene il Santo, di quei disperati che andavano da lui solo nel momento del bisogno. Gente abituata a chiedere e mai a dare, a bestemmiare invece di pregare. Tutti cercavano altrove, lontano, quello che in fondo avevano sotto gli occhi a portata di mano. Ciechi vedenti erano!»

Esaudisce ogni richiesta l’apostolo di pietra che a tratti sembra parlare, così i paesani insistono nel porgergli offerte, nell’ invocarlo in ossessioni a forma di preghiere. Infallibile e misterioso accontenta tutti, in modo lampante o imperscrutabile e le storie di sangue si alternano a quelle di passione, metamorfosi e riscatto, perdita e dissoluzione. Ci sono i minatori Nabiscu, Lillicu, Bore e Juvanne, che vivono una vita sotterranea e sanno che ogni giorno di lavoro può essere l’ultimo; c’è Tiricu Mugrone noto Gardu, figlio «istroppiau» rifiutato dal padre per la sua deformità; e poi la materassaia Consolina Meliacra, con il suo amore ossessivo per Simmacu Virdarolu; c’è la senilità bramosa di Albinu Suriache che proprio non ci sta a rinunciare all’ incontro con la sua Madonna dei gigli. E di Lisandra Porriolu, né maschio né femmina, che chiede all’apostolo il corpo che ha sempre desiderato, c’è tutto l’ingombro che il sesso a volte può rappresentare.

Lo scrittore, classe Cinquanta, che esordisce nel 1997 con Collodoro, tra le opere più importanti ricorda La leggenda di Redenta Tiria, La vedova scalza, che gli frutta nel 2006 il Premio Campiello, Ritorno a Baraule, Il pane di Abele, Pantumas e La quinta stagione è l’inferno. Per Giunti ha pubblicato Il venditore di metafore, Il cieco di Ortakos, Le donne di Orolé e riproposto in nuova edizione Il postino di Piracherfa nel 2020, Cristolu nel 2021 e Il viaggio degli inganni nel 2022.

Al termine della vicenda appare che gli uomini sono bambini incoscienti, rompono i regali dopo pochi minuti di gioco. E ciò che i santi sanno fare, lo possono anche disfare. Vertiginoso, esplicito e insieme anche allusivo il libro è una riflessione su passato e futuro, è quasi uno canto di disperazione ma anche di liberazione, sono pagine che raccontano il tradimento celebrando un trionfo di carne e attrezzi da lavoro, dettagliando minuziosamente ogni emozione che incombe nella singola persona o nell’intera comunità.

Sferzante, lirico e selvaggio Salvatore Niffoi mette in chiave moderna la meraviglia che si prova al cospetto di un altrove enigmatico e arcaico: la maestà solida del nuraghe, il mistero del monolite confitto nel terreno.

Anna Maria Turra

Credits foto Simone Sabbieti

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