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L’abito è parte del viaggio di Cristina Maddalena

La ricerca storiografica della pittrice la porta a scattare foto di donne in costume tradizionale: è da qui che parte per la sua opera

Cristina Maddalena

L’abito è parte del viaggio di Cristina Maddalena e la sua ricerca storiografica coincide con una totale immersione sull’isola megalitica che la porta a dipingere donne in costume tradizionale. Cristina Maddalena è la pittrice che, dopo aver condotto un’indagine sul proprio albero genealogico, scopre le sue radici conficcate nel cuore della Sardegna e precisamente a Busachi.

Sono abiti del folklore che sembrano cadere davanti a specchi di esistenze che attraversano molte donne, quelli dei quadri di Cristina Maddalena. Si serve di una tela candida ed apparentemente innocua, che inflessibile rivela ciò che in nessun altro modo potrebbe vedere.

Il fatto che trascorra metà della sua vita nel Nord Italia non le impedisce di starsene su quell’isola che lei considera “casa” «Non so cosa mi abbia spinto a questa ricerca. Di fatto nell’antico centro in provincia di Olbia, di poco più di 1000 abitanti, tra i monti della Sardegna sento che le mie radici vibrano di risonanze nuragiche. E, anche se vivo nella provincia di Varese per sei mesi l’anno, il resto della mia vita si svolge sull’isola.» Non ha scelta Cristina Maddalena che oggi viene riconosciuta come la pittrice di donne in abiti tradizionali, l’autrice che fa della sua ricerca, iniziata con un’attrazione per la Cavalcata sarda, un simbolo dell’eccezionalità del femminile tradizionale.

«Quel che mi attrae è come in passato una casa potesse essere molto povera – spiega l’artista – ma riuscisse proprio, attraverso l’abito tradizionale, ad esprimere molto più che decoro: una vera e propria ricchezza che ha a che fare con bellezza, rigore. Dignità. L’abito nel tempo si è trasformato in un modo spettacolare di tramandare quel valore custodito dagli avi, un elemento simbolo che sa registrare ogni minima influenza storica e la differenza tra i vari piccoli paesi, gli influssi delle varie civiltà colonizzanti o predatorie.» Un’ arte che viene usata per tentare di capire, che anima gli strumenti e li arma in un processo che fa dell’opera di Cristina Maddalena edificazioni di sensuale attualità. Tra pelle, trine e gioielli preziosi  si accede a una stirpe intera.

«Dopo la piena consapevolezza del nulla, è a questo punto che ci si accanisce nel tentativo di capire? – domanda per spiegare di sé – E lì, nel vuoto apparente del nulla, un’energia unica, inaspettata e profonda che le emozioni diventano colori, materia, gesti, di nuovo emozioni. Vita. Non cerco ma inaspettatamente, sorprendentemente trovo. Anch’io trovo.»

Alla sacralità di un vestito, tramandato perché custodito con cura, Cristina Maddalena sovrascrive un senso, mostra ossequioso rispetto, fissa un suo personalissimo modo di affrontare la tecnica pittorica e la declina su categorie femminili. «In questa terra di incanti i corpi sono storia nella storia, narrazioni tra le pieghe degli abiti e della pelle. A questo paradigma millenario in cui si stratifica la competenza femminile, mi accosto con cautela spogliando i miei soggetti di quel concetto di tradizione, cercando di prendere le distanze dall’aspetto spettacolare per accedere all’idea di Gramsci del folklore, come quell’elemento che indossa il quotidiano e, rapidamente, lo porta al futuro.»

Demetrio Paparoni, critico d’arte e saggista, in una delle sue più attente digressioni pare accostare e spiegare con esattezza quel modo di comporre che attiene a Cristina Maddalena: «L’arte vuole avere una voce che risuona dentro chi la guarda: per questo si è sempre manifestata attraverso immagini capaci di suscitare domande, suggerire una visione del mondo e non ha mai voluto essere ridotta a decoro.»

Mentre la critica d’arte Giada Eva Elisa Tarantino,  scrive dell’olio su tela dalla serie “Sennori”, declinato sulla vertigine di nudità di una schiena di donna, uno scatto di precisione: «E’ l’intima rivelazione del gesto che freme ancora delle proprie modulazioni: eternata per antonomasia con la pittura, dalla maestra Cristina Maddalena, la ritualità atavica della vestizione tradizionale sarda – atta a rappresentare un corpus di valori inestimabili da tramandare alle generazioni -, si spoglia ora dei propri postulati e simulacri, per rivestire il nostro tempo, il mondo intero, con la vacuità che lo ferisce, la brutalità che lo disorienta. Volge a noi la nuda schiena, anch’essa fibra voluttuosa di un linguaggio muto e ancestrale, ed indossa verità ed amor proprio, nel rivendicare l’integrità e la vita: è il ritratto d’opera notevole e veemente.»

Insolenti spatolate di lucido nero esplodono come rabbia e affrontano il nulla. La meticolosa fatica di scavi alla ricerca delle profonde radici si stempera nei colori di un ordito vitale intrecciando il mondo di una donna.

Anna Maria Turra

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