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«La Costa Smeralda fu un disegno avveniristico che divenne realtà, aprendo in Sardegna la porta d’ingresso principale a una nuova tipologia di turismo esclusivo e internazionale»

Il Presidente del Consorzio Renzo Persico è il custode di un “mito”: il miglior conoscitore di tutti gli aspetti che rendono unica questa terra

La Costa Smeralda è al centro dei festeggiamenti di eventi legati alla storia e alle tradizioni millenarie dell’isola. Quel 14 marzo del 1962 sette firme sull’atto costitutivo cambiarono per sempre la storia della Sardegna. Il principe Karim Aga Kahn, Giuseppe Mentasti, André Ardoin, Felix Bigio, Patrick Guinness, John Duncan Miller, Renert Podbieski formalizzarono il progetto che chiamarono Costa Smeralda.

«Un disegno avveniristico che presto diventò realtà, aprendo in Sardegna la porta d’ingresso principale a una nuova tipologia di turismo esclusivo, nazionale e internazionale». Creando, in pochi anni, una delle destinazioni più ambite e celebri del mondo. Da sottolineare la visione straordinaria che gettò le fondamenta per la nascita del Consorzio, in un’epoca in cui non esistevano né piani urbanistici né centri turistici moderni: «Siamo arrivati prima degli altri con la creazione del Consorzio, che da subito ebbe il compito di gestire il settore urbanistico, il controllo del verde, le infrastrutture e la vigilanza». Già alla sua nascita custodiva tutti quei principi che poi hanno trasformato il Consorzio in un esempio di grande eccellenza. Il legame con l’Isola va rinsaldato: «Così come non esiste la Costa Smeralda senza Consorzio, non esiste una Costa Smeralda senza Sardegna e anche al contrario: non esiste la Sardegna senza Costa Smeralda. Rileggendo in chiave storica il rapporto che accompagna il successo della Costa Smeralda e lo sviluppo dell’Isola, oggi ci rendiamo conto della stretta connessione tra la nostra realtà turistica e la complessità della Sardegna, che racchiude unicità ambientali, culturali e sociali». Tutti elementi che sono il reale supporto e l’anima profonda che hanno consentito di dare a Porto Cervo una connotazione unica e magica: «La Sardegna è una terra che non smette di sorprendere per la sua natura, i siti archeologici, la blue zone, i sapori e i profumi che emozionano e seducono sia l’ospite che arriva per la prima volta sia chi la frequenta da sempre».

Per questo motivo le celebrazioni dei 60 anni vedono la Sardegna protagonista, a partire dalle mostre fotografiche sulla storia della Costa, la letteratura di qualità col Premio Costa Smeralda, le presentazioni dei libri con autori celebri, i talk show con grandi giornalisti e le giornate di sensibilizzazione alla tutela del mare e della natura. «Siamo convinti che, attraverso i grandi successi imprenditoriali caratteristici di questo territorio, si possa scorgere anche la Sardegna oltre i confini di Porto Cervo. Consapevoli di avere un sistema consolidato competitivo, non per questo ci sentiamo i beneficiari di un patrimonio ambientale e culturale migliore di altre aree» Così come il Principe diede seguito alla sua ispirazione e al suo intuito per disegnare un progetto inimitabile, così noi oggi continuiamo quel cammino perseguendo la nostra idea di qualità ed eccellenza, di esclusività, che non compete né vuole imitare altre destinazioni.

La Costa Smeralda odierna ha un’offerta turistica di altissima qualità in un contesto fatto di luoghi straordinari, spiagge ben curate, grande attenzione all’ambiente. «Oggi si parla di ecosostenibilità, e noi abbiamo adottato questo concetto, cui tutti mirano, dagli anni Sessanta, quando nessuno ne parlava. La sostenibilità è sempre stata uno dei punti basilari dell’attività del Consorzio fin dal suo esordio: già allora si guardava all’ambiente come bene primario». Sessant’anni dopo, vi è maggiore consapevolezza che il valore principale sia l’ambiente e che l’obiettivo sia sempre più la tutela dell’unicità di questi territori. «Il vero futuro di ogni territorio risiede nella visione condivisa, perché non esiste futuro senza uno sviluppo sostenibile. Questa nostra tradizione consolidata oggi diventa una visione irrinunciabile. Noi siamo utenti temporanei di questo patrimonio ambientale che dobbiamo preservare per le nuove generazioni».

Arianna Pinton

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