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Il villaggio di Geridu, la Sardegna del Medioevo

25 anni di studi hanno portato a nuove scoperte sulla comunità sarda. Una storia che va promossa e tutelata insieme all’intero patrimonio della Sardegna

villaggio di Geridu

Racconti perduti nel tempo. Storie rimaste sepolte. Un patrimonio che ha bisogno di essere riportato alla luce. Il villaggio medievale di Geridu è uno dei tanti casi di un capitale archeologico rimasto troppo nell’ombra. Fortunatamente i riflettori si sono accesi grazie al supporto della comunità scientifica e dei docenti in perenne ricerca di una risposta ai propri quesiti. Il lavoro svolto fino ad ora sta portando a dei risultati importanti nella ricostruzione dello stile di vita della comunità sarda nel Medioevo. 25 anni di scavi che hanno avuto il pregio di ritrovare le tracce della storia passata. Il villaggio, vicino a Sorso, era stato infatti abbandonato verso la prima metà del XV secolo. Ma i segni sono difficili da rimuovere. E questo è sicuramente un bene, come dimostrano le dieci campagne di scavo da parte del Dipartimento di Storia dellUniversità di Sassari. Questa campagna ha visto inoltre il supporto dellAmministrazione Comunale di Sorso e della Soprintendenza Archeologica di Sassari, consentendo di effettuare uno screen davvero ricco di dettagli sul villaggio rurale a nord ovest della Sardegna.

Il piano

Attorno a questo sito si è arrivati a stabilire che verso il 1350 risiedevano oltre 1500 persone. Un numero certificato anche dalla composizione dell’intera area, dove si è scoperta la presenza di almeno 15 abitazioni attorno alle quali si ergeva la chiesa di Sant’Andrea, distrutta nell’Ottocento.

  «Nei primi anni del Trecento» – afferma il docente Marco Milanese dellUniversità di Sassari nonché  responsabile degli scavi di Geridu dal 1995 e direttore del Museo Biddas – «gli abitanti di Geridu vivevano non in povere case coperte con rami e paglia, ma in abitazioni coperte con tegole e costruite con solidi muri in pietra, cementati con fango e rivestiti con intonaco argilloso e la qualità delle abitazioni del villaggio rurale non era molto diversa da quella delle comuni case della città di Sassari. Anche le suppellettili presenti nelle case dei pastori e degli agricoltori di Geridu non differivano particolarmente, per qualità, da quelle presenti in città; vasellame prodotto a Pisa, a Savona, nella Penisola Iberica, ma anche in Italia Meridionale».

Tutto questo è presente inoltre nel Museo Biddas, uno spazio inclusivo che sta proprio per riaprire accompagnato da una nuova fase di scavi. L’esposizione al Palazzo Baronale di Sorso è stata possibile grazie al lavoro egregio di ogni singolo componente. Uno sforzo che ha permesso non solo di ricostruire parte di quel mondo perduto, ma anche di ricevere il premio Francovich 2013 per la sua capacità di unire innovazione e tradizione sfruttando la comunicazione moderna.

«Gli abitanti del villaggio usavano largamente la moneta nella vita quotidiana e si trattava di monete coniate in zone molto lontane dalla Sardegna, a riprova di uneconomia e di una società tuttaltro che chiusa in se stessa, unimmagine davvero nuova e anche sorprendente delle campagne medievali sarde, molto più vivaci e aperte di quello che si immaginava».

Riccardo Lo Re

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