Home / Stili di Vita  / Arte-Cultura  / Il solstizio d’estate e la festa de is lampadas

Il solstizio d’estate e la festa de is lampadas

In origine in Sardegna la festa del solstizio era nota come is lampadas ed era così importante che il mese di giugno prendeva il nome dalla ricorrenza

solstizio d'estate

Il 20 o 21 giugno di ogni anno le persone di tutto il mondo festeggiano il solstizio d’estate. Alcuni lo fanno con rituali antichissimi, altri hanno adottato in tempi moderni nuovi modi per salutare il sole, ma che si tratti di usanze antiche o moderne, questo evento ha da sempre avuto per tutte le civiltà un significato arcano e di rinascita.

Anche in Sardegna il solstizio d’estate è accolto da sempre con celebrazioni che coinvolgevano – e coinvolgono tutt’oggi – numerose comunità nell’isola. Questo periodo di festa, che di solito dura dal 21 al 24 giugno ed è conosciuta oggi con il nome di San Giovanni, è sempre stata ricca di significati magici sin da prima dell’avvento del cristianesimo, quando ancora si chiamava is lampadas.

Le origini

In origine la festa del solstizio era conosciuta come is lampadas ed era così importante che lo stesso mese di giugno prendeva il nome della ricorrenza. Quest’ultimo è particolarmente evocativo perché fa riferimento alle luci – le lampadas – generate dai falò che si accendevano nel luogo dei festeggiamenti del solstizio d’estate.

Si trattava di una festa importante per le comunità: in queste giornate, infatti, si festeggiava non solo il giorno più lungo dell’anno ma allo stesso tempo l’abbondanza del periodo estivo.

Il risultato di queste celebrazioni era stupefacente: il panorama si riempiva di tante piccole “stelle” che danzavano vicine proprio come le persone che si radunavano intorno ad esse, celebrando piccoli rituali di buon auspicio e di amicizia mentre l’aria intorno si riempiva di musica e risate.

I riti di San Giovanni in Sardegna

Sono tanti e vari i rituali di Santu Juanne che nel corso del tempo si sono fatti strada nelle tradizioni dell’isola, quasi tutti però con lo stesso scopo: festeggiare e suggellare in questa occasione un legame profondo tra due amici o due amiche della medesima comunità, che in questo modo diventavano goppai.

Ecco, quindi, che in queste giornate due – futuri – compari uomini usavano saltare insieme un falò acceso, mentre due comari si scambiavano a vicenda dei fiori diventando in questo modo goppai de froris, cioè le comari dei fiori, per via dell’usanza di regalarsi un vaso (su nenniri) in cui l’altra doveva mettere un fiore per poi restituirlo.

Esistono delle varianti a seconda della zona: nel campidano, per esempio, la sera del 23 due amiche preparavano nelle rispettive case un catino colmo d’acqua e fiori e li lasciavano immersi fino alla mattina dopo, quando idealmente nello stesso momento le due si rinfrescavano il viso per suggellare questo legame. Sempre nella zona di Cagliari negli anni Settanta i bambini si scambiavano dei mazzolini di fiori e facevano dei nodi a un fazzoletto per sancire il vincolo di amicizia.

In altri paesi invece il salto del falò era sostituito dall’atto di reggere insieme all’altra persona un bastone sopra le fiamme, tirato simbolicamente prima in una e poi nell’altra direzione per sancire il collegamento tra i due.

Perché tuttavia viene anche chiamata da qualcuno la festa delle streghe? Secondo le leggende, queste celebrazioni così importanti rappresentano l’occasione perfetta per il confine tra il mondo dei vivi e quello dei defunti di farsi più labile, permettendo ad alcune presenze soprannaturali di farsi strada nel nostro mondo. Ecco, quindi, che fino a poco tempo fa – e in alcuni paesi ancora oggi – esistevano dei rituali per tenere le streghe e i malefici lontani, come l’usanza di appendere alcune erbe o semi dietro la porta di casa.

Il significato

In ogni caso, il gesto di saltare un falò insieme o quello di scambiarsi dei doni era molto più che un simbolo di amicizia: era un vero e proprio rituale attraverso il quale due persone siglavano un legame più profondo di qualunque altro, perfino del legame di sangue o del matrimonio. Si diceva infatti che il vincolo che si creava tra due compari o comari fosse secondo solo a quello tra genitori e figli.

Spesso le due persone unite da questo rito adottavano successivamente dei piccoli gesti in segno di rispetto verso l’altro. Con il proprio goppai si era soliti, per esempio, darsi del “lei” a vicenda e gli si porgeva sempre un saluto quando si passava davanti all’abitazione. Soprattutto però a questo amico o amica si doveva offrire il proprio supporto incondizionato nel momento del bisogno, ribadendo così la forza del legame tra le due persone coinvolte.

Benedetta Piras

[aps-counter]