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Il sassarese prende vita grazie agli esperti dell’Isbe

Il progetto della Regione Sardegna mira a valorizzare il patrimonio linguistico dell’Isola che è un unicum nel mediterraneo

sassarese

La ricerca delle proprie origini, dell’identità culturale nel tentativo di preservarle e valorizzarle sicuramente passa dalla Lingua. Ed è da qualche anno a questa parte che nel sassarese è sempre più forte l’esigenza di dare una struttura e una ufficialità al “turritano”. Una vera e propria lingua che oggi grazie a un team di esperti coordinati dall’istituto Camillo Bellieni di Sassari sta per conquistare una propria autonomia così come anche il gallurese e il tabarchino.  Era il 1948 quando, a forza di quartine sul quotidiano locale, quattro amici poeti si scambiavano accese opinioni in merito a quella che avrebbe dovuto essere la grafia del Sassarese. Erano personaggi del calibro di Salvator Ruiu, Gildo Motroni, Battista Ardau Cannas e Salvatore Diego Sassu.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma chi legge ancora i vari autori in sassarese si rende conto che nella scrittura sono presenti differenze anche molto accentuate. Nel frattempo, il lavoro degli esperti è già a buon punto e nei giorni scorsi, nella sala conferenze dell’Assessorato alla cultura del Comune di Sassari è stata presentata la bozza prima bozza per coinvolgere i cittadini sugli sviluppi dell’iniziativa e valutare suggerimenti e proposte. Il progetto è finanziato dalla Regione Sardegna nell’ambito dell’avviso pubblico “Fondi per promuovere la standardizzazione del sassese, del tabacchino e del gallurese”.

Presenti all’evento l’assessore Laura Useri, il direttore scientifico e la presidente dell’istituto Camillo Bellieni, Michele Pinna e Maria Doloretta Lai. Dall’incontro è emersa la difficoltà nel procedere nel lavoro da parte del team di linguisti per dare definizione ortografica alla complessità fonetica di questo idioma, definito un unicum nel panorama non solo sardo ma anche italiano: «Una perla linguistica che nasce da un crogiuolo nel quale trovano sinergia un lessico costituito per l’80-90 percento di parole sarde, con un sistema fonetico e morfologico diverso anche da quello italiano e toscano, perché il turritano ha una storia medievale molto particolare, non ancora del tutto chiarita. Quindi uno standard è una conquista non solo per Sassari ma per tutta la Sardegna almeno». Interessanti le fonti utilizzate per stabilire lo standard ortografico con scritti in sassarese, testi di poesie e di teatro, di grammatica, di prosa, articoli e altro ancora con una catalogazione autore per autore. Senza tralasciare il lavoro già svolto da studiosi come Gian Paolo Bazzoni, Giosuè Muzzo, Leonardo Sole e Antonio Sanna. Da questo ampio panorama è nata l’elaborazione di questa proposta di standard.

Davide Mosca

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