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Humanum. Sardegna e Campania, da Su Nuraxi a Pompei

Una mostra nata in collaborazione con la Fondazione Barumini e Museo Archeologico di Napoli

Humanum

Tutto nasce per un motivo. Oggi, più di ogni altra cosa, serve davvero unire le forze cercando di portare avanti un progetto condiviso e con un’ampia prospettiva verso il futuro. È stato del resto al centro della discussione al settimo Expo del Turismo Culturale in Sardegna, un’occasione di rilancio e di scambio di vedute tra i maggiori promotori del turismo regionali. Barumini è ciò che più incarna l’alternativa turistica sarda, un posto entrato di diritto nella lista UNESCO per la sua area archeologica portata a galla da Giovanni Lilliu attorno agli anni Cinquanta. Ma un fatto è la scoperta, un altro è saperla promuovere al mondo intero, fornendo un’alternativa, come Humanum. Sardegna e Campania, da Su Nuraxi a Pompei, che vada a integrarsi con le strutture balneari che fungono da principale approdo del turismo sardo.

Humanum. Sinergia e cultura

Una delle risposte che senza dubbio va in quella direzione è la collaborazione tra musei. Sinergia vuol dire permettersi di creare un programma personalizzato e accessibile. E significa soprattutto saper raccontare la storia unendo più tasselli possibili lungo la linea temporale, permettendo al pubblico di tutta Italia di vedere in prima persona dei reperti di grande valore. Tutti questi strumenti servono ad accrescere la cultura che ha bisogno di nuovi stimoli per riportare al centro della scena pubblica. Proprio in questi giorni Barumini e Pompei hanno unito le forze offrendo ai sardi la possibilità di avanzare verso il periodo romano. Il Centro Giovanni Lilliu ospiterà infatti la mostra Humanum. Sardegna e Campania, da Su Nuraxi a Pompei, nata dal supporto della Fondazione Barumini Sistema Cultura, il Museo Archeologico di Napoli, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Cagliari, lUniversità degli Studi di Cagliari e il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

«Barumini è la Pompei della civiltà nuragica – afferma all’ANSA Sebastiano Deva, art director del progetto – Su suggerimento del direttore Giulierini verrà siglata una convenzione tra Fondazione Lilliu e Museo Archeologico di Napoli per dar vita a una serie di programmi e iniziative condivise»

I dettagli della mostra

La mostra offrirà al pubblico una selezione di 106 reperti storici, alcuni rimasti inediti, che sono stati scoperti durante gli scavi a Pompei e nelle altre città limitrofe. Grazie all’accordo con il direttore Paolo Giulierini, questi resti verranno esposti per la prima volta in un museo, marcando sempre di più il ruolo della cultura come «condivisione di esperienze che varcano i confini regionali e abbracciano il Mediterraneo e bacino di relazioni culturali e suggestioni che uniscono i popoli, anche provenienti da lontano», usando le parole di Giulierini. Il percorso inizierà con una parte dedicata alla civiltà nuragica, risalente al VII secolo a.C. Solo più avanti si entrerà in epoca romana e imperiale con un frammento proveniente dal Tempio di Antas. Dopodiché, si entrerà nel vivo dell’esposizione, con ceramiche e bronzi usati nel quotidiano, e una copia di un calco di una vittima al centro di quella eruzione che portò alla distruzione di Pompei nel ’69 d.C.

Riccardo Lo Re

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