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Gallura, il reportage de Il Provinciale su Rai 2

Federico Quaranta racconta la sua esperienza nel lungo viaggio trasmesso su Rai 2. Il provinciale spiega i segreti di una terra di armonie e contrasti

Il provinciale Gallura

Federico Quaranta, conduttore del programma Il Provinciale su Rai 2, non poteva che iniziare con una citazione della poetessa Grazia Deledda, un omaggio in occasione dei 150 anni dalla sua nascita. La sua poetica viene subito associata alle immagini incantevoli di una terra aggraziata dai colori natura, ripresa dall’alto per restituire la forza contenuta nelle sue parole, che recitano così:

«Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dellimmensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi».

La cima del Monte Limbara

Ed è sempre dall’alto, in questo caso del Monte Limbara, che comincia il cammino alla scoperta dei segreti della Gallura, una terra che già da qui trasmette tutta la sua bellezza che si è cristallizzata nel tempo. Il nome deriva da limes balares, che i romani gli avevano affibbiato per dividere quella che era la zona della Gallura da quella del Logudoro, dove risiedevano i Balari. Lì si è sviluppata una zona rocciosa che tocca i 1300 metri altezza, il punto più alto per poter apprezzare al meglio il fascino della natura gallurese, che non è mai qualcosa di statico, ma influisce sullo stesso carattere di chi ci ha abitato. La descrizione de Il provinciale mette in stretta relazione l’ambiente, potente e granitico, con le civiltà che si sono susseguite negli anni, senza però dimenticare la dolcezza percepibile nelle sue singole sfumature toccate dall’acqua e dal vento. Per questo si può definirlo il cuore della Gallura, perché riesce a contenere il carattere di generazioni di isolani, con i suoi contrasti e le loro grandi virtù.    

Il provinciale Gallura

Dagli stazzi al muto di Gallura

Il viaggio de Il provinciale prosegue verso le case dei pastori galluresi, un luogo essenziale secondo Federico Quaranta per riconoscere quei contrasti che si notano osservando la natura in Gallura, dai paesaggi rigogliosi a quelli privati in larga parte dalla vegetazione. Lo stazzo, usando le parole del conduttore, li trasforma in una grande armonia, dove il senso dell’ospitalità è ancora presente. Ma attorno ad esso si sono concentrate delle storie cariche di dramma, come il caso del muto di Gallura, rimasto indelebile nella leggenda.

Il racconto di Sebastiano Tansu sembra essersi sviluppato come in un romanzo del crimine, in bilico tra due mondi, da quello feudale e quello moderno. La faida dal 1850 al 1856 segnò molto l’area di Aggius, che fu al centro di diversi scontri tra famiglie tra cui quella del muto, il cui destino sarà poi riportato dall’autore Enrico Costa nel libro del 1884.

I nuraghi e Tavolara

Questi contrasti continuano a preservarsi lungo il cammino de Il provinciale, che si fermerà in due zone centrali che hanno segnato la storia e la vita in Gallura. Il primo sarà il Nuraghe Majori, che con i suoi massi in granito si estendono verso l’alto per farsi notare in mezza a una natura rimasta incontaminata. Il monumento, uno dei più visitati, aveva diverse funzioni come racconta l’archeologa Miriam Spano. Serviva soprattuto come punto di controllo del territorio, anche se i ritrovamenti di alcune ceramiche suggeriscono anche un ruolo abitativo. Il viaggio terminerà nell’area di Tavolara, l’isola nell’isola, con il suo fascino misterioso, e dove quei contrasti si affievoliscono, limitandosi a quella linea dell’orizzonte che unisce il cielo con il mare. Attorno a questi confini si era creato un regno, quello di Tavolara, dove la famiglia Bertoleoni conserva quella che è ritenuta essere la corona più piccola del mondo, concessa a Giuseppe Bertoleoni dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, secondo quanto narra la leggenda, che nel tempo è diventata storia.

Riccardo Lo Re

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