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Cartier-Bresson. Libro dopo libro, l’opera di Ferdinando Scianna

Non servono chissà quali obiettivi per raccontare. A Henri Cartier-Bresson bastava la sua Leica con una lente 50 mm. Semplice, maneggevole. Ottima per cogliere l’attimo e trasformarlo in un’opera. L’autore con questo vero gioiello ha cambiato la concezione

Non servono chissà quali obiettivi per raccontare. A Henri Cartier-Bresson bastava la sua Leica con una lente 50 mm. Semplice, maneggevole. Ottima per cogliere l’attimo e trasformarlo in un’opera. L’autore con questo vero gioiello ha cambiato la concezione della fotografia. Lo si deve al suo talento, al suo stile composto e profondo contenuto in un rullino. Una tecnica che veniva usata per trovare l’istante decisivo in cui tutto era messo a fuoco. Ciò non vuol dire che la foto era completamente nitida, ma che al suo interno ogni oggetto si trovava nel posto giusto, colto in un momento di sorpresa. È proprio lì che l’intensità si manifesta; un’emozione che si prova osservando con attenzione ogni scatto di Bresson, che come lui stesso afferma è come «trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere».

Cartier-Bresson. Libro dopo libro, dalle immagini alle parole

Queste sono le immagini di Henry Cartier-Bresson, fondatore, insieme a Robert Capa, del Magnum Photos. Ma anche le parole hanno la loro importanza, soprattutto se queste mostrano un lato che nessun obbiettivo è in grado di cattura. Cartier-Bresson. Libro dopo libro non deve essere pensato come un saggio. È un libro di ricordi di Ferdinando Scianna, storico fotografo siciliano che ha avuto modo di conoscerlo, condividendo insieme una fase importante della carriera. Sarà proprio Bresson a introdurlo nella agenzia Magnum Photos. Il primo italiano ad avere l’occasione di stare con i grandi della fotografia. Del resto l’Italia ha sempre avuto un ruolo nelle sue foto. C’è stato pure un periodo in cui l’autore è stato in Sardegna, viaggiando da Nuoro a Oliena, da Orgosolo a Mamoiada, fino a toccare Desulo, Orosei e Orani, dove era stato ospitato dal grande Costantino Nivola.

Dopo l’introduzione di Stefano Bartezzaghi, il testo va a focalizzarsi su due grandi passioni: «Quella per i libri, soprattutto i libri di fotografia, e quella, nello specifico, per i libri di Henri Cartier-Bresson che io considero il maestro dei miei maestri e certo non solo io, visto che quattro generazioni di fotografi si sono rifatti a lui come al punto di riferimento più importante della fotografia mondiale del XX secolo. Almeno, di un certo tipo di fotografia. Mi interessano i suoi libri in modo particolare perché credo esistano alcuni paradossi e molte ragioni di interesse che riguardano il rapporto di Cartier-Bresson con i libri. E dei suoi libri con la mia vita».

Il legame viene ben esplicitato nel volume della collana Lampi. Un testo che sorprende subito per via della mancanza di riferimenti fotografici. Un modo per lasciare spazio ai pensieri di questi grandi artisti. «Se i libri – afferma Bartezzaghi nella sua prefazione – di Cartier-Bresson possono fare a meno delle parole, questo libro di Scianna (che di quei libri parla) può fare a meno delle fotografie. Può farne a meno anche perché spesso quelle di cui parla sono fotografie notissime, studiate, commentate, sezionate, ammirate centinaia di migliaia di volte e che ai nostri tempi, per merito o per colpa di internet, possono essere richiamate con pochi tocchi di dita addirittura sul proprio telefono».

Riccardo Lo Re