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Bulzi, mistero risolto sulla chiesa di San Pietro delle Immagini

Dalle ultime scoperte, condotte dall'archeologo Domingo Dettori, sono emerse alcune informazioni essenziali sulle origini di questo monumento sassarese

chiesa di San Pietro delle Immagini Bulzi

La storia non smette davvero di sorprenderci. Un esempio? La chiesa di San Pietro delle Immagini a Bulzi, in provincia di Sassari. Un monumento avvolto nel mistero ma che da oggi ha finalmente un volto. La chiesa romanica è stata al centro di un’attenta indagine che ha portato a una campagna di scavi archeologici commissionati dalla Diocesi di Tempio-Ampurias e dal Comune. L’archeologo Domingo Dettori, insieme al suo team, ha rinvenuto le fondamenta dell’aula capitolare e delle cucine. Reperti che fanno chiarezza sulle origini di questo edificio. All’inizio si pensava che la chiesa di San Pietro fosse una cattedrale, ma contrariamente a quanto è stato sostenuto da alcuni studiosi, dopo le ultime scoperte si può dire con certezza che la costruzione fosse l’oratorio di un monastero.

Non solo. Grazie agli ultimi scavi sono emersi strati stratigrafici che risalgono a seimila anni fa. I lavori degli archeologi hanno consentito il ritrovamento di strumenti di selce che tracciano le radici antiche di questa località che, come un mosaico di culture. illustra pienamente le civiltà che si sono succedute nel corso dei millenni. Il tempo è da sempre un ottimo indicatore se si vuole stabilire il valore di un patrimonio, e con i reperti di diverse epoche, dalla protostoria ai periodi nuragici, punici, romani e altomedievali, si rimane impressionato dalla ricchezza del monumento in Sardegna.

Basti pensare alla scoperta di una moneta in lega d’argento (billone) che ha dimostrato che il monastero delle Immagini aveva stretti legami con la Francia del XII-XIII secolo. Questo oggetto rarissimo (della tipologia detta “Obole”) è stato emesso a Nevers in Borgogna, tra il 1193 e il 1199, da Pietro II signore di Courtenay (1155 – 1219), quando per via matrimoniale divenne Conte di Nevers d’Auxerre e di Tonnerre.

La moneta argentea è riconducibile tra la fine del XII e i primi del XIII secolo, quando furono ampliati il monastero e la chiesa. I maestri costruttori che fecero l’opera lasciarono un segno indelebile del loro passaggio con serie di segni lapidari, simili ai cosiddetti marque de tacheron già trovati in Francia. Alcuni di questi graffiti sono inoltre connessi con quelli del XIII secolo in Borgogna dove è presente la chiesa di Notre-Dame de Cluny. Un monumento che aveva con Bulzi l’altro particolare legame, sempre di quel periodo, tra la propria deposizione del Cristo dalla croce e il gruppo ligneo custodito per i secoli successivi a San Pietro delle Immagini.

Riccardo Lo Re

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