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Bastiano Sotgiu, addio al geometra della Costa Smeralda

La Costa Smeralda deve molto a Bastiano Sotgiu. Fu tra i primi a innamorarsene. La natura da quel primo incontro non è cambiata, ma senza la sua penna non sarebbe diventata una meta turistica internazionale

La Costa Smeralda deve molto a Bastiano Sotgiu. Fu tra i primi a innamorarsene. La natura da quel primo incontro non è cambiata, ma senza la sua penna non sarebbe diventata una meta turistica internazionale così come la conosciamo. Il geometra è scomparso nella sua Arzachena all’età di 89 anni. Uomo di sani principi morali, nato nel novembre del 1930 in una Gallura totalmente differente da quella attuale, ebbe il grande privilegio di lasciare segni indelebili nella storia della Costa Smeralda. Fu infatti il professionista arzachenese, nei primissimi anni Sessanta, a mappare in qualche modo i confini della nuova creatura turistica voluta dal principe Karim Aga Khan. «In paese, ai tempi, c’erano altri due colleghi. E io ebbi la fortuna di essere conosciuto nella zona di Abbiadori. Dopo il primo incarico, ne arrivarono molti altri. Avevo la fiducia dei venditori e anche dei compratori» aveva raccontato Bastiano Sotgiu, poco più di un anno fa, in una intervista al CS Journal.

Il geometra ha conservato fino all’ultimo ogni dettaglio di quella straordinaria impresa. Perché fu anche attraverso i suoi studi se i poveri terreni della zona di Monti di Mola vennero presto trasformati nella famosa e prestigiosa Costa Smeralda. Erano i primi anni Sessanta, i tempi in cui ricchi uomini venuti da lontano decisero di acquistare vaste superfici bagnate da un mare mozzafiato. E così gli atti notarili di compravendita si basavano proprio sulle planimetrie e sui calcoli realizzati da Bastiano Sotgiu. «Nel 1960 c’erano stati già degli acquisti a Cala di Volpe e Capriccioli – ricordava il geometra -. E proprio in quei mesi io ricevetti il primo l’incarico: misurare una fascia che, partendo dalla stradina di Capriccioli, arrivava fino al luogo dove oggi c’è l’hotel Romazzino. Stiamo parlando di circa 200 ettari. Fu un’esplosione. Pian piano tutti i proprietari volevano trattare e vendere le loro terre. Io seguivo sia chi vendeva sia chi acquistava».

Mappare i terreni, comunque, non fu semplice. Anche perché nella zona tra Abbiadori e Liscia di Vacca i proprietari portavano quasi tutti lo stesso cognome: Azara o Orecchioni. «E molte volte avevano anche lo stesso nome, mentre ogni fascia di terreno aveva più di un proprietario. Io li distinguevo grazie ai soprannomi – diceva Sotgiu -. Comunque ai tempi quelle erano terre povere, destinate soprattutto al pascolo delle capre e dei bovini. Il mare era bello, ma nessuno lo sapeva. Era un fatto naturale come le montagne. Chi ci abitava lo aveva sempre visto». Il geometra, figlio di un orologiaio, planimetria dopo planimetria disegnò i confini della futura Costa Smeralda: «Ogni acquisto diventava un pezzo della Costa. E pian piano vennero costruiti gli alberghi e poi le ville».

Nella mente di Bastiano Sotgiu, che aveva smesso di lavorare solo qualche anno fa, era ancora vivo il ricordo del primo incontro con il principe Aga Khan, l’uomo che diede forma al sogno della Costa Smeralda. «Eravamo ad Abbiadori. Non c’era alcun tipo di clamore, era un giovanotto molto riservato – ricordava -. Ma confesso che ai tempi nessuno riusciva a comprendere cosa stesse accadendo e il motivo di quelle compravendite. Pian piano lo capimmo leggendo i giornali». Bastiano Sotgiu, che in precedenza aveva fatto il carabiniere a Torino, negli anni Sessanta divenne una preziosa figura anche per il Consorzio Costa Smeralda e per il Comune di Arzachena. «Furono anni che cambiarono la vita di tutti noi – diceva -. Quando nacque la Costa non c’era neanche più motivo di emigrare. Servivano muratori, manovali, piccoli imprenditori, che fin da subito, per lavorare in Costa Smeralda, arrivarono anche da Olbia e dagli altri paesi della Gallura. Gli emigrati tornarono a casa e chi doveva partire non partì più».

Dario Budroni