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Bakisfigus, l’illustratore sardo che rivoluzionò le cartoline postali

Abbasanta non è nota solo per i suoi antichi dolmen, i pozzi sacri e le tombe dei giganti, per possedere uno dei nuraghi più famosi di tutta la Sardegna, il nuraghe Losa, e un centro

Abbasanta non è nota solo per i suoi antichi dolmen, i pozzi sacri e le tombe dei giganti, per possedere uno dei nuraghi più famosi di tutta la Sardegna, il nuraghe Losa, e un centro storico caratteristico per le pietre nere basaltiche delle sue case. Abbasanta è famosa anche per aver dato i natali, nel 1905, a un illustratore e grafico all’avanguardia che si farà conoscere in tutt’Italia con il nome di Bakisfigus.

I primi anni di carriera e l’arrivo a Milano
La carriera di Bachisio Secondo Figus, questo il suo nome per intero, inizia molto presto, a soli 24 anni, quando partecipa alla Mostra Sindacale d’Arte di Sassari e alla prima Mostra della Primavera Sarda a Cagliari, distinguendosi per quel suo peculiare stile figurativo – fatto di linee, forme essenziali e vaste aree di colore – e facendosi notare dall’incisore Remo Branca. Sono di questi anni le réclame per l’amaro Ramazzotti ambientate in Sardegna. All’inizio degli anni ’30 Bakisfigus decide di trasferirsi a Milano, città in cui l’industria pubblicitaria è in fermento, e disegna le pubblicità per il sapone Sole, il lubrificante Aeroshell, per i fiammiferi Saffa e le tante immagini per il dentifricio Odol dal caratteristico bicolore blu-nero, segnando una svolta nella grafica dell’epoca. Ma l’artista presta il suo ingegno anche per l’Aeronautica militare, con un omaggio all’aviatore Francesco Baracca, e per le copertine della rivista di regime Costruire, diretta dallo scrittore e giornalista Dario Lischi. L’ultima pagina del mensile del Touring Club Italiano del settembre 1933 è disegnata interamente da Bakisfigus, che nel 1937 realizza anche la copertina del volume Tripolitania Felix, sempre in collaborazione con Lischi.

Il successo delle cartoline postali
Ma è con le cartoline postali che rivela il suo talento più originale, creando le basi per una generazione di illustratori successivi. Nelle sue cartoline pubblicate dagli editori Garanzini e Tognoli, Bakisfigus si ispira al folclore sardo ed emiliano, sfoggiando tutto il suo estro creativo. Ecco irrompere sulla carta scene di vita popolare e personaggi ritratti nelle loro attività quotidiane: processioni religiose e paesaggi immersi nell’atmosfera bucolica di piccoli borghi rurali e paesini dell’entroterra sardo, pastorelle intente a condurre le pecore, mandriani durante il lavoro nei campi. Sono personaggi raffigurati con tenerezza e con l’uso sapiente di colori primari, semplici e vigorosi, figure dai tratti delicati e mediterranei immerse in una serena quotidianità. Donne di ritorno dalla fonte con le brocche colme d’acqua, che cantano una ninna nanna ai bambini o che indossano i costumi tradizionali, come quelli di Samugheo, Desulo, Orgosolo, Illorai e Nuoro, sono colte con tratti di vera e propria arte pittorica.

Gli anni ’60 e il ritorno in Sardegna
Negli anni ’60 l’artista torna in Sardegna e fonda il “Laboratorio di creazioni artistiche pubblicitarie Bakisfigus”, dando vita a una copiosa attività che lo conferma come eccelso illustratore. Nei primi anni ‘70 si stabilisce a Zerfaliu, dove risiederà sino al 1987, per poi spegnersi a Oristano nel dicembre del 1990, lasciandoci una corposa eredità artistica, ancora materia di studio e di ispirazione per giovani designer e pubblicitari.

Nathalie Anne Dodd